sabato 3 settembre 2016
lunedì 29 agosto 2016
Intervista di Ettore Grassano al segretario cittadino del PD
Coloris: “Primarie e sondaggio? Deciderà l’assemblea cittadina del PD. Al ballottaggio meglio col centrodestra”
29 agosto 2016
Primarie e sondaggio sì, no, forse. Per cercare di dirimere gli amletici dubbi che sembrano attanagliare la classe dirigente del PD di Alessandria in vista delle elezioni comunali del 2017, abbiamo incontrato Daniele Coloris, segretario cittadino del partito da neanche un mese, dopo il ‘raid’ di luglio con cui fu ‘defenestrato’ il suo predecessore Massimo Brina (“ma da settembre, ricaricate le batterie, si torna a fare politica”)Alla base della ‘rimozione’ di Brina ci fu l’accusa, da parte dell’ala ‘rossiana’ del partito, di un non sufficiente sostegno del PD cittadino alle scelte dell’amministrazione di Palazzo Rosso.Latitanza magari no, ma scarso coinvolgimento, e soprattutto mal celate ambizioni di Brina stessa alla ‘successione’ della sindaca. Per questo la gestione Coloris (uomo di mediazione, renziano convinto ma anche rossiano ‘critico’ o comunque non pasdaran, oltre che consigliere comunale ed esperto di trasporti) assume un significato interessante, soprattutto in prospettiva elezioni. “Anche se prima ci attende l’appuntamento del referendum di novembre, su cui mi auguro il partito possa ancora trovare, a livello nazionale come locale, una forte convergenza, pur nella discussione e mediazione fra le parti”. Insomma, Coloris è ferroviere di mestiere, ma anche ‘pompiere’ e mediatore per carattere e vocazione: basterà per ricomporre un partito alessandrino, più che a pezzi, un po’ sfiduciato e poco incline alla partecipazione?
Segretario Coloris, mettiamo subito i piedi nel ‘piatto elettorale’: nel 2017 ricandiderete Rita Rossa per acclamazione, o organizzete le primarie?
Al di là delle chiacchiere, ci atterremo alle regole del nostro Statuto, che contempla diverse possibilità. Il sindaco Rossa si è già dichiarata disponibile a ricandidarsi, e ad accettare le decisioni del partito riguardo ad eventuali precedenti verifiche, primarie comprese. A decidere se e quando farle sarà solo e soltanto la nostra assemblea cittadina, che ha attualmente 47 membri. Prima però, intorno al 20 settembre, abbiamo intenzione di indire un grande incontro pubblico, un confronto speriamo fra tutti i 320 iscritti alessandrini (molti dei quali ‘in sonno’, ndr), e speriamo con la partecipazione anche di sindacati, corpi intermedi, e soprattutto cittadini. Un modo per confrontarci davvero, su tanti temi che si chiamano sanità, trasporti, sicurezza, lavoro. Nel frattempo sarà definita anche la segreteria cittadina, costituita da 6 o 7 persone, che mi affiancherà nella gestione delle attività, anche con focus tematici proprio sulle aree che ho citato.
Ma Daniele Coloris le primarie le farebbe o no?
Personalmente sì, le farei. E mi piacerebbe fossero di coalizione, non solo di partito. Con candidati e proposte vere, ma soprattutto un patto: comunque finisca, si procede poi tutti uniti, come un’unica squadra. E chi perde le primarie si candida come consigliere comunale, magari capolista.
Un ramoscello d’ulivo a Massimo Brina? Nel 2012 le primarie del PD ce le ricordiamo: l’antagonista vero di Rita Rossa, Corrado Parise, che se ne va qualche settimana prima, sbattendo la porta, e rimane un confronto a due in cui Mauro Buzzi sembrò bere l’amaro calice dello sparring partner sacrificale, perché comunque il ring era pronto, e qualcuno doveva esibirsi…
Ricordo anch’io: Parise come segretario cittadino ebbe intuizioni importanti, poi secondo me sbagliò ad andarsene, rifiutando le primarie. Le prossime, lo ripeto, le vorrei allargate certamente ad alleati come Sel, Moderati, Alessandria al Centro, repubblicani. Più complicato forse coinvolgere altri pezzi di area laico-socialista (Coloris fa riferimento alla galassia Comunisti Italiani, Rifondazione, Psi: tutti coloro che sembrano in questi mesi muoversi verso un progetto alternativo al Pd insomma, anche con tratti di ‘trasversalità’, ndr), ma qualche incontro proveremo a farlo.
Farete anche il famoso sondaggio sul gradimento dell’operato dell’attuale sindaco e giunta? Qualcuno sostiene che una rilevazione elettorale l’abbiate già fatta nei mesi scorsi…
Assolutamente falso: l’ultimo sondaggio alessandrino fu quello commissionato ad SWG nel 2011. Non è che questi strumenti siano inutili, sia chiaro: è che costano tanto, e il partito a livello locale fa già i salti mortali per sostenersi, con autofinanziamenti. Però anche qui sono favorevole, purchè realizzato in maniera professionale, e impostato come verifica del grado di soddisfazione degli alessandrini: cosa hanno apprezzato del nostro impegno di questi anni, e dove dobbiamo migliorare. C’è un’ipotesi (proprio per l’aspetto costi) legata al partito regionale, che potrebbe cofinanziare sondaggi su Alessandria, Cuneo e Asti: ossia nei capoluoghi di provincia dove si vota. Vedremo; prima di tutto però c’è un traguardo più prossimo, che è il referendum di novembre…
Anche lì arriverete in ordine sparso, o ci sono spazi per una posizione 
Se per ordine sparso intendiamo che nel PD si discute, e c’è sempre qualcuno che la pensa diversamente dagli altri, dico che questo è un valore democratico, e dobbiamo preservarlo. La questione naturalmente è nazionale, per cui mi auguro e mi pare che ci siano ancora spazi per un’intesa nel merito, a partire dall’elettività dei senatori per intenderci. Comunque, pur essendo personalmente assolutamente con Renzi e pro riforme, credo che la porta del partito debba sempre essere aperta anche a chi ha posizioni diverse.

Questa sede, inaugurata da poco, è al pian terreno, accessibile ai disabili e con una serie di spazi e risorse che cercheremo di utilizzare. E’ la sede provinciale, in realtà, ma ci stiamo organizzando per utilizzarla anche comunale. Fermo restando che rimangono le sedi storiche al Cristo, in Pista, in via Montegrappa e in Fraschetta, a San Giuliano Vecchio. Uno dei miei obiettivi quasi immediati tra l’altro è ravvivarle, esserci, incontrare iscritti e militanti: quello della partecipazione è un tema non facile da risolvere, su 320 iscritti so bene che ad essere davvero attivi siamo al massimo un centinaio: ci stiamo lavorando. I Festival dell’Unità sono stati ridotti di numero, era necessario. A Fubine però, ad esempio, c’è stata anche quest’anno una fiumana di persone, altro che crisi: e c’erano anche tanti 30/40 enni. Certo, se proponi il dibattito lungo e un po’ noioso, la gente se ne va, ma questo è un indice dei tempi: il dibattito si fa altrove, a partire dai social. E’ andata molto bene anche la festa del Cristo.
Torniamo al livello di soddisfazione degli alessandrini, segretarioColoris: siamo ormai agli sgoccioli di mandato, lei è anche consigliere comunale. Ritiene che gli alessandrini, a partire dagli elettori che vi hanno sostenuti nel 2012, siano contenti o si aspettassero altro e di più? Sia sincero però….
In Alessandria ci vivo da sempre, la conosco, la giro. So che aria tira insomma, e del resto il clima di incertezza e di preoccupazione generale che c’è in Italia e non solo non aiuta chi ha responsabilità di governo, ad ogni livello. Però credo che gli alessandrini che si informano e documentano, senza paraocchi ideologici, si rendano conto dell’ottimo lavoro svolto da questa maggioranza sul fronte del risanamento dell’ente, del rilancio del sistema partecipate (ancora tutto da sviluppare ovviamente, dai rifiuti ai trasporti) e della salvaguardia dei posti di lavoro. Non dimentichiamo che, ad inizio mandato, si era parlato di 400 esuberi nella galassia comunale, e invece si è riusciti a risanare senza lasciare per strada nessuno.

Credo che il rilancio vero della città, già cominciato, si vedrà pienamente nei prossimi anni, che spero coincidano con il nostro secondo mandato. Sono stati creati tutti i presupposti perché Alessandria possa ripartire, anche se ovviamente occorre ora passare alla fase successiva: non più solo contabile, ma operativa. Penso ai trasporti, comparto di cui mi occupo personalmente da sempre. Ne abbiamo già parlato diverse volte anche su CorriereAl, della necessità di innovazione: città il ‘sistema’ delle linee di trasporto è ancora quello dell’Alessandria industriale e operaia degli anni Settanta, ma il mondo nel frattempo è cambiato. Così come la sicurezza è un altro asset a cui occorre dedicare maggior attenzione: non chiamando l’esercito, ma facendo in modo che vigili e forze dell’ordine possano lavorare meglio, e con maggior coordinamento.
Una previsione finale Coloris, ma anche qui sia sincero: meglio un 
Basta guardare a come sono andate un po’ ovunque le elezioni amministrative di qualche mese fa: meglio col centrodestra, certamente. Ma meglio ancora non pensare in quest’ottica, ma a giocare la nostra partita fino in fondo, dando il massimo, e ascoltando in maniera costante le esigenze dei cittadini di Alessandria. Poi, nell’urna, saranno loro a decidere, come è giusto che sia in democrazia.
Ettore Grassano
martedì 23 agosto 2016
AMAG mobilità, Punto e a capo ( di Angelo Marinoni )
I momenti di difficoltà e di crisi possono evolvere da problema da risolvere a occasione per ricominciare nel modo giusto facendo tesoro delle esperienze negative, analizzando le scelte rivelatesi sbagliate e non solo trovando un percorso corretto, ma anche le risposte alle domande e alle problematiche che potrebbero sorgere in futuro.
Credo che la vicenda ATM, ora Amag Moblitità, possa essere considerata una di queste esperienze e dia non solo alla città di Alessandria, ma a tutta l’area metropolitana che insiste sul capoluogo come Valenza, l’occasione per ridisegnare positivamente il proprio futuro facendo leva sulla riqualificazione del sistema trasporti, razionalizzando l’uso delle risorse non in un taglio orizzontale, ma in un progetto di ampio respiro e lungo periodo.
Questo è un paese dove i progetti di lungo periodo sono considerati da buona parte dei decisori e buona parte dei falsamente esperti di settore “il libro dei sogni”, per cui se scrivessi che potrebbe esserci l’occasione per cercare in Europa i finanziamenti per la realizzazione di una rete essenziale a guida vincolata in città, filoviaria o tranviaria, susciterei molta ilarità. La possibilità c’è, ma per la totale assenza di presa che un’ipotesi come questa, oltremodo razionale se fossimo un paese civile, avrebbe nei decisori della cosa pubblica (politici e economici) mi limito a fare il punto sulla vicenda ATM sulla base di una prospettiva di breve periodo, visto anche il poco tempo prima della tornata elettorale che ha l’Amministrazione.
A questo proposito è opportuno rimarcare che addossare la responsabilità dell’epilogo ATM a questa amministrazione è pura malafede, sicuramente quest’ultima non è scevra da critiche su impostazioni migliorabili del servizio, ma il sopracitato epilogo era, come peraltro ho recentemente scritto su queste pagine, l’unico possibile ed è dovuto alle scelte politiche e parzialmente aziendali realizzate in un periodo di vent’anni.
Ci sono due percorsi che vanno assolutamente evitati: un tentativo di ripristinare lo status quo ante collasso e una soluzione tampone che salvi il servizio sociale e il livello occupazionale nei numeri e non nel servizio erogato.
Chiaramente l’ultima ATM ha un’offerta inadeguata e nemmeno garantita e anche le versioni precedenti dell’offerta erano comunque lontane dall’accettabilità ad un costo eccessivo e non comprensibile, senza considerare che la gestione separata delle relazioni urbane, interurbane e regionali ha portato a costose e inutili sovrapposizioni invece che a proficue sinergie.
Uno degli esempi più eclatanti lo abbiamo fuori dal capoluogo: nell’annullamento progressivo del servizio urbano di Valenza con il mantenimento dell’autolinea parallela alla ferrovia invece di una promozione di corse frequenti Valenza città – Valenza FS, dalla quale partono per Alessandria ben 43 corse ferroviarie nei giorni feriali e corse ogni ora per Casale Monferrato e Pavia.
Un altro esempio lo abbiamo nel servizio “eccobus” che porta via risorse per un impianto urbano con frequenza adeguata per un servizio su domanda sulle frazioni che potrebbe essere assolto a costo zero dal sistema ferroviario e dagli autoservizi provinciali al costo di una integrazione tariffaria tanto ovvia quanto irrealizzata in Piemonte.
Non ultima la frazione Cantalupo servita dalla ferrovia, una volta da due linee, dove i treni non fermano pur passando per una stazione interna all’abitato, da molte linee del servizio provinciale e dal servizio urbano che potrebbe essere sostituito dai servizi ferroviari e provinciali anche qui al solo costo dell’integrazione tariffaria, dirottando le risorse dei prolungamenti della linea 2 nei servizi urbani.
Ho fatto più volte riferimento alla necessità di una idea di città e al coraggio di portarla avanti, sicuramente un progetto di lungo periodo è più difficile da portare avanti da una amministrazione molto avanti nel suo percorso e vicino alla prova elettorale, specie se quella amministrazione ha dovuto gestire il dissesto e le sue conseguenze oltre al fallimento di AMIU. Le risposte date dal punto di vista contabile dall’amministrazione ai problemi contingenti sono state efficienti e l’uscita dal buio del dissesto e la nascita di AMAG ambiente con una ottima gestione del piano occupazionale rivelano come alcuni giudizi profondamente negativi sulla Giunta siano ingenerosi.
Banalmente si potrebbe tagliare corto dicendo che l’entità dei problemi del breve periodo fosse tale da non lasciar fiato a qualunque progetto di lungo periodo, ma ora che il fiato è stato guadagnato (e non è il successo scontato che buona parte dell’opinione pubblica pensa che sia) un dramma cittadino, come il fallimento della azienda di trasporto urbano a maggioranza comunale, potrebbe diventare occasione per quei progetti di lungo periodo che proprio l’imminenza della tornata elettorale e l’importanza del tema nella prospettiva urbana rendono possibili.
A questo punto si fa prioritario ricominciare da zero, facendo tabula rasa del passato e, considerando i debiti che comunque andranno pagati, ripensare una politica dei trasporti con al centro il trasporto pubblico sfruttando le numerose sinergie possibili con il sistema provinciale e ferroviario, un tassello realizzabile semplicemente con l’informazione e l’integrazione tariffaria.
Spesso in questi anni cosi’ difficili per tutte le pubbliche amministrazioni a vari livelli impegnate si sente parlare di carenza di fondi, di impossibilità di investire e di taglio degli sprechi.
Sotto la generica e sgradevole espressione “taglio degli sprechi” spesso si cela un taglio orizzontale acritico che amplifica la dispersione di risorse e l’inefficacia di quanto si deve razionalizzare, altro termine che nella politica de facto significa taglio e che è, invece, ragionare su un impiego corretto delle risorse.
Le risorse umane di AMAG Moblitità , come il suo patrimonio di storia e competenze, potranno sicuramente trovare adeguata ed efficace collocazione in una realtà completamente nuova che faccia di Alessandria un exemplum sequendum di mobilità sostenibile.
ANGELO MARINONI






